the national@krizanke arena – lubjana

questo post potrebbe essere un profluvio di miagolii. per cui sappiate che tenterò solamente – non pretenderò – di dare una visione seria delle cose.

innanzitutto teniamo presente che un concerto dei the national può diventare anche imbarazzante. 
parliamo di una band con tessiture di ritmo nervoso, batteria imperante (o forse a  me sembra tale perché mi piacciono sempre gli attacchi e le entrate) e con melodie intimiste, scintillanti, metropolitane, da camminata a occhi bassi fra vetrine luminose e strade vuote. una band con testi. atmosfere. elegante. una band con la voce di matt  berninger. spessa e indelebile come una matita da operaio, che traccia segni larghi e neri anche sulla malta. manifestare il reciproco amore qui è complicato. si rischiano errori da adolescenti. strafarismi. coracci. cose così. cose da cui in effetti, come pubblico, non siamo stati proprio esenti. vedi il tizio in prima fila che – qualsiasi pezzo suonassero – ostentava la combinazione "salto in alto + dito puntato". perchè?. non lo so. o vedi anche lo stuolo di cellulari letteralmente sparati addosso alla band (essendo il palco vicino, un paio di volte il cantante li ha afferrati per fare lui stesso le foto). e che dire di quell'accendino acceso durante slow show? come elemento facente parte del pubblico, ammetto di aver provato disappunto per alcuni co-elementi presenti. eppure niente, niente di tutto questo ha  compromesso il concerto, nè sporcato la musica o creato fastidio alla band. loro suonavano e noi li amavamo. tutti quanti. (in fin dei conti il pubblico era abbastanza composto, oltre che totalmente devoto). con pazienza i gemelli dessner (io ero di fronte ad aaron – che chiameremo qui "quello col ciuffo giù") invitavano a gesti il pubblico. qui alziamo le mani, qui cantiamo insieme la strofa. cose del genere. che me li hanno resi ancora più simpatici. loro le mamme. noi quelli di tre anni. un rapporto tenero e amoroso. (ottima soluzione peraltro saltare l'adolescenza e ritirarsi nell'infanzia). in quanto a pezzi eseguiti, non so essere precisa. vuoi la nebbia psicologica, vuoi che le scalette sono state fregate da gente più veloce di me. so per certo che alla seconda uscita hanno attaccato con today (lo ricordo perché ho pensato dentro di me al vecchio coma). e sono abbastaza sicura che abbiano chiuso con terrible love. credo high violet si stato eseguto tutto o quasi. stavo proprio pensando quanto fosse puccipù la band quando matt berninger ha deciso di scendere la prima volta dal palco (cosa che pare gli piaccia abbastanza fare). puccipù nel senso di discreta, affabile, priva di pose e spocchia, quasi troppo timida. i dessner – specie quello col ciuffo giù – sono in effetti alquanto flemmatici e antirock. come del resto lo sono l'altra coppia di fratelli* (che bello che ci sia tanta fratellanza in questa band! – per inciso: questo era un miagolio). vedevo aaron intento a cambiare chitarre, cantare i pezzi anche fuori microfono, dondolare, e seguire vigile e tranquillo tutta la situazione. nemmeno berninger ha parlato molto. (anche se è chiaro che il ruolo di irrequieto va a lui) ma non si è sottratto minimamente al pubblico, anzi. ha continuato a protendersi verso le prime file, fino a che, come a prevenire la mia critica, ha deciso di scendere direttamente dal palco. due volte. ovviamente in entrambe è stato baciato, abbracciato, fotografato. in pratica ha dato vita ad una vera e propria fusione. se era rimasta una distanza non c'era più. e intanto lui continuava a cantare. quando è arrivato di nuovo sotto il palco stavano suonando vanderlyle crybaby. io ormai avevo perdonato il tipo con l'accendino e quello che saltava. a quel punto eravamo tutti all'apice e vederli cantarsi in faccia. uh. non ve lo so dire. (infatti c'è la foto sotto). 

(PS uno ad una certa età pensa di avere un pacchetto musicale storico – da contemplare e contemplare –  già fatto e finito. e invece no. basta un gruppetto dell'ohio e tò). (meno male) 
 

* ad eccezione del look del batterista però, il quale, oltre a ricordarmi un sacco john lennon, porta spettacolari capelli lunghi cerchiati con fascetta

DSCN4475

"Non abbiamo fan occasionali: è più un pubblico ossessivo, una setta."

Aaron Dessner

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